COSA SONO… LE OSSESSIONI E I COMPORTAMENTI COMPULSIVI?


Il DOC (Disturbo Ossessivo-Compulsivo) è caratterizzato da sintomi definiti ossessioni e compulsioni.

Con il termine “ossessioni” intendiamo pensieri, o anche immagini mentali, fantasie, ideazioni, considerate da chi le sperimenta come estranee, o sgradevoli, o intrusive, e comunque in frado di sottrarsi alla sua volontà.

Chi le sperimenta, si sente obbligato a mettere in atto quelli che sono definite appunto “compulsioni” (o anche comportamenti compulsivi) cioè comportamenti più o meno ripetuti e ripetitivi, o anche azioni mentali che il soggetto recepisce -almeno momentaneamente- come un veloce sollievo al proprio disagio, provocato dalle ossessioni.

I comportamenti compulsivi sono dunque quelli che vengono ripetuti sempre con maggiore frequenza, quelli di cui non si riesce a fare a meno, e sono vissuti come rassicuranti per chi li pratica. Non affrontati e risolti in tempo, creano una dipendenza difficile da risolvere.

Molte volte non è tanto il gesto ad essere patologico, ma l’assenza di controllo di tale gesto. Se il soggetto non riesce più a prevalere sul gesto, non riesce più a organizzare la sua vita, anzi sacrifica la vita stessa in funzione di quel gesto, diventato ormai fuori controllo. Si finisce per consumare tempo, denaro, rapporti, anche il lavoro, dietro al comportamento compulsivo.

La sofferenza emotiva provata dal soggetto può divenire tanto intensa che questi si sente costretto a creare comportamenti o azioni mentali che riescano a bloccare le ossessioni.

Questi comportamenti ripetitivi (fare gesti scaramantici, ripetere frasi sempre identiche, lavarsi ossessivamente le mani, ripetere più volte una stessa azione) o azioni mentali (es. contare, ripetere formule superstiziose) permettono alla persona di alleviare momentaneamente il disagio provocato dalle ossessioni.

In altri termini, utilizzando quei gesti, la persona riesce -in realtà momentaneamente- a ridurre la grande quota di ansia o disagio, comunque di sofferenza, che prova, e che in genere viene percepita e/o vissuta come l’aspettativa che stia avvenendo –o che potrebbe avvenire qualcosa di brutto.

Il problema però è che le compulsioni non eliminano le ossessioni, che di norma tendono ad aumentare, o quanto meno a ripresentarsi nel tempo.

Tendenzialmente, anzi, le compulsioni possono divenire una sorta di valanga: tendono cioè a ingigantirsi con il tempo, a rendersi enormemente stressanti, a prender molto tempo e a creare vari problemi. Se pensiamo ad una classica ossessione, ad esempio, quella del lavarsi le mani, possiamo riferire di casi, nemmeno troppo rari, che cominciano a lavarsi le mani ogni tanto quando -ad esempio- passano vicino ad un cane (perché temono di essersi sporcati), e con l’evoluzione della sindrome dopo qualche anno si ritrovano a doversi disinfettare di alcool per ore, con tutti i problemi dermatologici, pratici, immediati, che questo crea.

In definitiva, la persona con disturbo ossessivo-compulsivo o tende ad essere “seppellita” dalle sue ossessioni, o può iniziare a evitare tutte le situazioni associabili alle ossessioni e limitare notevolmente la propria vita sociale o lavorativa.

Il disturbo ossessivo-compulsivo è un disturbo che insorge prevalentemente in età precoce (secondo molta letteratura scientifica, i primi segni e sintomi del disturbo iniziano in età infantile nel 30-50% dei pazienti).

Vero è però che non sono rari esordi in età adulta e anche avanzata.

Di fatto, sembra essere un disturbo correlato a specifici, in genere traumatizzanti, episodi della propria vita; ad esempio, gravi episodi si ritrovano nella insorgenza in età infantile o adolescenziale. Nelle donne sopra i 40 un fattore di rischio sembra essere la gravidanza.

Il disturbo ossessivo-compulsivo, secondo il DSM-V (il libro di riferimento degli psichiatri americani) è una malattia a sé stante.

Precedentemente invece faceva parte, sempre secondo il DSM, dei “Disturbi d’ansia”.

Attualmente, nella categoria dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi vengono inclusi adesso il disturbo da accumulo patologico (Hoarding, i cui malati si riempiono la casa di cose che non sanno abbandonare), lo Skin-Picking Disorder (o disturbo da escoriazione della pelle), così come il Disturbo da Dismorfismo Corporeo e la Tricotillomania (l’ossessione di strapparsi i capelli di continuo o comunque manipolarli).

Vengono pure inclusi tra questi disturbi anche il Disturbo Ossessivo-Compulsivo Indotto Da Sostanze O A Seguito Di Condizione Medica e la categoria Altri Specificati/Non Specificati Disturbi Ossessivo-Compulsivi e correlati (Other Specified and Undspecified Obssessive-Compulsive and Related Disorder ).

in questo tipo di disturbi sono inclusi anche i comportamenti compulsivi (cioè obbligati) focalizzati su una determinata parte del corpo (oltre a quelli già citati prima), come il mordersi unghie, labbra, dita, ovviamente accompagnati da tentativi (compulsivi) di manipolare il suddetto comportamento.

Anche la gelosia in forma ossessiva (qualora non raggiunga aspetti deliranti), fa parte dei Disturbi di questo tipo.

LA TERAPIA

Per la terapia del DOC esistono vari processi e approcci ma quello più stabile e duraturo sembra essere quello offerto dalla psicoterapia, in specie da quella di tipo psicoanalitico. Bisogna analizzare l’inconscio, quello che è alla base del problema, individuando e rimuovendo i conflitti associati a tale problema.

Spesso efficace può essere poi la terapia di tipo cognitivo-comportamentale, o anche quelle ad impostazione cosiddetta “strategica”.

PSICOFARMACOLOGIA

Un ruolo importante possono, e in moltissimi casi devono, averlo gli psicofarmaci.

Ci sono psichiatri bravissimi specializzati proprio nella terapia farmacologiche delle forme compulsive, che non raramente vedono nelle prescrizioni di più molecole, un grande aiuto verso la guarigione.

L’utilizzo degli psicofarmaci è spesso oggetto di una campagna denigratoria, che li considera molecole tossiche e destinate solo a far star male.

Non è vero: si tratta di vera e propria disinformazione scientifica.

Gli psicofarmaci, nelle mani dello psichiatra competente e specializzato nella psicofarmacologia, sono strumenti spesso insostituibili, e comunque sempre validi.

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