ALIENAZIONE PARENTALE – UNA NOTA SULLA SUA REALTA’


DISCLAIMER — Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente divulgativo e non costituiscono consulenza clinica, psicologica o legale. Non sostituiscono la valutazione di uno specialista. In caso di situazioni familiari complesse che coinvolgono minori, è indispensabile rivolgersi a professionisti qualificati.

Alienazione parentale: cos’è, cosa provoca e come si affronta

Quando una coppia si separa con alta conflittualità, i figli si trovano spesso in mezzo a una guerra che non hanno scelto e non capiscono. In alcuni di questi casi, nel tempo, il bambino smette di voler vedere uno dei due genitori — non perché quel genitore lo abbia davvero fatto stare male, ma perché l’altro genitore, consapevolmente o no, ha lavorato per danneggiare quella relazione, e, anche perché il bambino sente il bisogno di “schierarsi” (anche per proteggersi). Questo è il cuore dell’alienazione parentale: un fenomeno complesso, doloroso e ancora dibattuto, che lascia tracce profonde nei bambini che lo subiscono — tracce che spesso si portano fino all’età adulta.

Cos’è l’alienazione parentale

Il concetto fu introdotto dallo psichiatra Richard Gardner nel 1985 con il termine Parental Alienation Syndrome (PAS). Nel tempo la maggior parte degli studiosi ha abbandonato la parola “sindrome”, preferendo semplicemente alienazione parentale (PA), per descrivere la condizione in cui un bambino manifesta rabbia, odio, rifiuto e paura verso uno dei genitori, con un forte allineamento emotivo verso l’altro, senza una giustificazione legittima basata su comportamenti reali del genitore rifiutato.[1]

Un aspetto diagnostico fondamentale è la distinzione tra due fenomeni superficialmente simili ma profondamente diversi:[4]

  • Alienazione parentale: il rifiuto non ha una base reale. Il bambino idealizza un genitore e demonizza l’altro in modo rigido, senza ambivalenza — un meccanismo chiamato splitting, tipico delle situazioni di manipolazione emotiva.
  • Estraniamento realistico: il rifiuto è fondato su esperienze effettivamente negative (maltrattamento, trascuratezza). In questo caso il bambino mantiene una visione più ambivalente del genitore — segno che non è avvenuta una manipolazione sistematica.

Distinguere i due quadri è essenziale, soprattutto in ambito forense: confonderli può portare a decisioni giudiziarie gravemente sbagliate, sia nella direzione di ignorare una vera alienazione sia in quella di sottovalutare un reale abuso.

Uno status scientifico in evoluzione — e alcune controversie

L’alienazione parentale non è riconosciuta come diagnosi formale nel DSM-5 né nell’ICD-10. Tuttavia il DSM-5 include la categoria Child Affected by Parental Relationship Distress (CAPRD, codice Z62.898), che comprende le situazioni in cui la conflittualità genitoriale ha effetti clinicamente rilevanti sul bambino. L’alienazione parentale è considerata una manifestazione estrema di questa condizione.[5]

Le linee guida dell’American Psychological Association (APA) del 2022 riconoscono la complessità del fenomeno e preferiscono i termini “comportamenti alienanti” o “problemi di contatto genitore-figlio”.[2] L’APA sottolinea tre punti critici: il rifiuto di un genitore non è necessariamente frutto di manipolazione; i comportamenti alienanti possono essere strumentalizzati per deviare accuse di violenza domestica; la valutazione deve considerare simultaneamente entrambe le possibilità.

Sul piano della ricerca, una revisione sistematica del 2022 ha analizzato 213 documenti empirici sull’alienazione parentale pubblicati in 10 lingue, confermando che il campo soddisfa i criteri di una scienza in maturazione, con quasi il 40% della letteratura prodotta dal 2016 in poi.[6] Un sondaggio tra valutatori di custodia ha mostrato che circa l’80% degli esperti condivide le definizioni chiave del fenomeno.[7] Va tuttavia segnalato che è stato documentato anche un significativo problema di disinformazione accademica, con catene citazionali che hanno perpetuato rappresentazioni errate del concetto per quasi tre decenni.[8]

Le conseguenze sui bambini: immediate e a lungo termine

I bambini coinvolti in dinamiche di alienazione subiscono una cascata di perdite che vanno ben oltre il rapporto con il genitore rifiutato: la perdita del senso di sé, delle esperienze tipiche dell’infanzia, della famiglia allargata, delle relazioni essenziali per uno sviluppo sano. Sperimentano spesso un lutto ambiguo e disenfranchised — non riconosciuto socialmente — vissuto in isolamento.[9] I comportamenti alienanti alterano profondamente le credenze, le percezioni e persino i ricordi del bambino riguardo al genitore alienato.

Le conseguenze si estendono all’età adulta. Uno studio su 491 adulti italiani ha dimostrato che chi riferiva esposizione a comportamenti alienanti durante l’infanzia presentava punteggi significativamente più elevati di depressione e una qualità della vita ridotta in 6 degli 8 domini dell’SF-36. L’esposizione all’alienazione parentale raddoppiava circa la probabilità di una ridotta qualità di vita (OR = 2,43 per la salute generale; OR = 1,92 per il funzionamento sociale).[10]

A livello biologico, lo stress psicologico cronico derivante dall’alienazione parentale può manifestarsi con ansia, depressione, disturbi alimentari, disfunzione immunitaria e problemi cardiovascolari, neurologici ed endocrini. La ricerca più recente propone persino un pannello di biomarcatori molecolari come potenziale strumento diagnostico oggettivo — un approccio ancora in fase di validazione, ma indicativo dell’entità del danno biologico che il fenomeno può produrre.[11]

Come si valuta: gli strumenti disponibili

La valutazione dell’alienazione parentale richiede strumenti specifici e un approccio multidimensionale. I principali disponibili sono:

  • Five-Factor Model (FFM): modello strutturato proposto da Bernet e Greenhill[1] che fornisce un framework diagnostico sistematico per identificare l’alienazione parentale attraverso cinque criteri clinici distinti.
  • PARQ-Gap (Parental Acceptance-Rejection Questionnaire): misura il grado di splitting attraverso la differenza tra il punteggio relativo al padre e alla madre. Con un cut-off di 90 punti, ha dimostrato un’accuratezza del 99% nel distinguere bambini gravemente alienati da bambini non alienati.[4,12]
  • Baker Strategy Questionnaire (BSQ)[10]: questionario specifico per valutare l’esposizione a comportamenti alienanti da parte di un genitore.

Le linee guida APA del 2022 raccomandano un approccio olistico che consideri l’attaccamento del bambino a ciascun genitore, le sue preferenze — tenendo conto dell’età, dello sviluppo e della possibile manipolazione — e che valuti simultaneamente sia le esperienze negative con il genitore rifiutato sia i comportamenti alienanti dell’altro.[2]

Come si affronta: la terapia di riunificazione

Il trattamento principale dell’alienazione parentale è la cosiddetta terapia di riunificazione. Un principio fondamentale, confermato dalla letteratura, è che l’intervento precoce è molto più efficace: quando l’alienazione è lieve, le possibilità di recupero sono buone; quando diventa cronica e radicata, il trattamento diventa quasi intrattabile.[13]

Un framework integrativo recente propone un modello a tre fasi condotto da un singolo terapeuta familiare:[14]

  • Fase iniziale: valutazione delle dinamiche familiari, costruzione dell’alleanza terapeutica con tutte le parti, definizione del contratto terapeutico.
  • Fase intermedia: lavoro sulle resistenze e sul rifiuto, interventi specifici per ristabilire il contatto genitore-figlio.
  • Fase avanzata: consolidamento della relazione recuperata e prevenzione delle ricadute.

L’approccio di terapia familiare integrativa per divorzi ad alta conflittualità punta a creare un clima post-divorzio “sufficientemente buono”, in cui i genitori mantengano la distanza necessaria e la triangolazione con i figli sia ridotta al minimo.[15]

Va tenuto presente che la riunificazione, quando avviene spontaneamente in età adulta, è un processo che può richiedere decenni e che spesso attraversa periodi alternati di connessione e nuovo rifiuto. I catalizzatori più frequenti sono eventi di vita significativi, la maturazione del figlio e la comunicazione aperta.[16]

Il ruolo del sistema legale

L’alienazione parentale è un concetto frequentemente portato nelle aule dei tribunali, ma la sua gestione legale rimane complessa. Uno studio qualitativo su 21 giudici dei tribunali familiari ha rivelato che i giudici riconoscono il fenomeno ma lo descrivono attraverso cinque proprietà: elasticità concettuale, intenzionalità e camuffamento, asimmetrie di potere, natura multifattoriale e distruttività.[17]

Paradossalmente, il termine “alienazione parentale” non compare in nessuno statuto statale negli USA. Tuttavia, il 70% degli stati include almeno un fattore di “miglior interesse del bambino” rilevante per il costrutto centrale dell’alienazione parentale, ovvero il supporto del genitore alla relazione del figlio con l’altro genitore.[18]

Un rischio concreto evidenziato dalle linee guida APA è la strumentalizzazione: le valutazioni di custodia possono essere usate come mezzo di controllo e molestia post-separazione, e le accuse di alienazione parentale possono talvolta essere sollevate per deviare accuse legittime di violenza domestica o abuso. La valutazione forense richiede quindi rigore metodologico e neutralità clinica.[2]

Una riflessione conclusiva

L’alienazione parentale è uno dei fenomeni più dolorosi che un bambino possa attraversare: non è una violenza visibile, non lascia lividi, ma scava in profondo nell’identità, nei ricordi, nella capacità di fidarsi. E spesso lo fa in silenzio, senza che nessuno lo riconosca per quello che è.

Tutti i professionisti della salute mentale che lavorano con bambini e famiglie hanno probabilità di incontrare questo fenomeno nella pratica clinica. Riconoscerlo, valutarlo con gli strumenti giusti e intervenire precocemente non è solo una competenza tecnica: è una responsabilità verso i bambini che non hanno voce per raccontare quello che sta succedendo davvero.[13]

DISCLAIMER — Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non costituisce diagnosi, prescrizione o indicazione clinica o legale di alcun tipo. I dati riportati provengono dalla letteratura scientifica internazionale. Per qualsiasi valutazione clinica o forense, è necessario rivolgersi a professionisti specializzati.

Bibliografia

1. Bernet W, Greenhill LL. The Five-Factor Model for the Diagnosis of Parental Alienation. Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry. 2022;61(5):591-594. doi:10.1016/j.jaac.2021.11.026.

2. Bromley HT, Drogin EY, Frumkin IB, et al. APA Guidelines for Child Custody Evaluations in Family Law Proceedings. American Psychological Association. 2022.

3. Harman JJ, Kruk E, Hines DA. Parental Alienating Behaviors: An Unacknowledged Form of Family Violence. Psychological Bulletin. 2018;144(12):1275-1299. doi:10.1037/bul0000175.

4. Bernet W, Gregory N, Rohner RP, Reay KM. Measuring the Difference Between Parental Alienation and Parental Estrangement: The PARQ-Gap. Journal of Forensic Sciences. 2020;65(4):1225-1234. doi:10.1111/1556-4029.14300.

5. Bernet W, Wamboldt MZ, Narrow WE. Child Affected by Parental Relationship Distress. Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry. 2016;55(7):571-9. doi:10.1016/j.jaac.2016.04.018.

6. Harman JJ, Warshak RA, Lorandos D, Florian MJ. Developmental Psychology and the Scientific Status of Parental Alienation. Developmental Psychology. 2022;58(10):1887-1911. doi:10.1037/dev0001404.

7. Bernet W, Baker AJL, Adkins KL. Definitions and Terminology Regarding Child Alignments, Estrangement, and Alienation: A Survey of Custody Evaluators. Journal of Forensic Sciences. 2022;67(1):279-288. doi:10.1111/1556-4029.14868.

8. Bernet W, Xu S. Scholarly Rumors: Citation Analysis of Vast Misinformation Regarding Parental Alienation Theory. Behavioral Sciences & the Law. 2023;41(5):231-245. doi:10.1002/bsl.2605.

9. Harman JJ, Matthewson ML, Baker AJL. Losses Experienced by Children Alienated From a Parent. Current Opinion in Psychology. 2022;43:7-12. doi:10.1016/j.copsyc.2021.05.002.

10. Verrocchio MC, Marchetti D, Carrozzino D, Compare A, Fulcheri M. Depression and Quality of Life in Adults Perceiving Exposure to Parental Alienation Behaviors. Health and Quality of Life Outcomes. 2019;17(1):14. doi:10.1186/s12955-019-1080-6.

11. Kamyshnyi O, Kamyshna I, Petakh P, et al. Towards Molecular Diagnostics of Parental Alienation. Cellular and Molecular Life Sciences. 2025;82(1):383. doi:10.1007/s00018-025-05895-3.

12. Bernet W, Gregory N, Reay KM, Rohner RP. An Objective Measure of Splitting in Parental Alienation: The Parental Acceptance-Rejection Questionnaire. Journal of Forensic Sciences. 2018;63(3):776-783. doi:10.1111/1556-4029.13625.

13. Darnall D. The Psychosocial Treatment of Parental Alienation. Child and Adolescent Psychiatric Clinics of North America. 2011;20(3):479-94. doi:10.1016/j.chc.2011.03.006.

14. Singh T, Mader J. Reunification, Reconsidered: Presenting an Integrative, Single-Therapist Framework for Resolving Parent-Child Contact Problems. Journal of Marital and Family Therapy. 2025;51(1):e12745. doi:10.1111/jmft.12745.

15. Lebow J, Rekart KN. Integrative Family Therapy for High-Conflict Divorce With Disputes Over Child Custody and Visitation. Family Process. 2007;46(1):79-91. doi:10.1111/j.1545-5300.2006.00193.x.

16. Matthewson ML, Bowring J, Hickey J, et al. A Qualitative Exploration of Reunification Post Alienation From the Perspective of Adult Alienated Children and Targeted Parents. Frontiers in Psychology. 2023;14:1189840. doi:10.3389/fpsyg.2023.1189840.

17. Marques TM, Narciso I, Ferreira LC. How Do Family Court Judges Theorize About Parental Alienation? A Qualitative Exploration of the Territory. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2022;19(13):7555. doi:10.3390/ijerph19137555.

18. Baker AJ, Asayan M, LaCheen-Baker A. Best Interest of the Child and Parental Alienation: A Survey of State Statutes. Journal of Forensic Sciences. 2016;61(4):1011-6. doi:10.1111/1556-4029.13100.

Lascia un commento