QUANTE PSICOTERAPIE ESISTONO AL MONDO?


Una panoramica sulla classificazione degli approcci psicoterapeutici

DISCLAIMER

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere puramente divulgativo e scientifico-informativo. Esse non costituiscono in alcun caso un’indicazione, un consiglio, una diagnosi o una prescrizione medica o psicologica. Per qualsiasi valutazione relativa alla propria salute mentale o alla scelta di un percorso psicoterapeutico, è necessario rivolgersi al proprio medico curante o a uno specialista qualificato.

Non esiste un numero esatto e universalmente concordato di tipi di psicoterapia. Le stime nella letteratura scientifica indicano che nel mondo esistono diverse centinaia di approcci psicoterapeutici distinti. Tuttavia, la maggior parte delle classificazioni accademiche li raggruppa in sei grandi categorie, basate sui rispettivi fondamenti teorici.

Le sei macrocategorie principali

La letteratura specializzata identifica i seguenti grandi orientamenti:

1. Terapie comportamentali (BT)

Comprendono la terapia comportamentale di Lewinsohn, l’attivazione comportamentale, il training di abilità sociali e la terapia di rilassamento. Si fondano sul presupposto che i comportamenti disfunzionali possano essere modificati attraverso l’apprendimento e il condizionamento.

2. Terapie cognitivo-comportamentali (CBT)

Includono la terapia cognitiva, la terapia razionale emotiva comportamentale (REBT), la problem-solving therapy e la self-control therapy. L’accento è posto sulla relazione tra pensieri disfunzionali, emozioni e comportamenti.

3. Terapie cognitive e comportamentali di “terza onda”

Rientrano in questa categoria l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), la terapia metacognitiva, la Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT), la terapia dialettico-comportamentale (DBT) e la Compassion-Focused Therapy. Questi approcci integrano tecniche di consapevolezza e accettazione accanto alle strategie cognitive classiche.

4. Terapie psicodinamiche

Derivano dalla tradizione psicoanalitica e comprendono il modello pulsionale/strutturale (Freud), il modello relazionale (Strupp, Luborsky) e il modello analitico integrativo (Mann). Si focalizzano sui processi inconsci, sui conflitti intrapsichici e sulle dinamiche relazionali precoci.

5. Terapie umanistiche

Includono la terapia centrata sulla persona (Rogers), la Gestalt, le terapie esperienziali, l’analisi transazionale, la terapia esistenziale e le terapie non direttive/supportive. Valorizzano la dimensione della crescita personale, l’autenticità e il potenziale dell’individuo.

6. Terapie interpersonali, cognitivo-analitiche e integrative

Comprendono la terapia interpersonale (IPT), la terapia cognitivo-analitica (CAT), il counselling e il colloquio motivazionale. Pongono l’accento sulle dinamiche relazionali, sui pattern interpersonali e, nel caso degli approcci integrativi, sulla combinazione di contributi teorici diversi.

La pluralità degli approcci: l’“effetto Dodo”

Una network meta-analisi su 331 trial randomizzati ha confrontato le principali psicoterapie per la depressione — CBT, IPT, psicodinamica, problem-solving, attivazione comportamentale, life-review, terapie di terza onda e counselling non direttivo — concludendo che la maggior parte di esse risulta efficace, con poche differenze significative tra i diversi approcci.

Questo fenomeno è noto come “effetto Dodo”, dal personaggio di Alice nel Paese delle Meraviglie che proclama: “Tutti hanno vinto e tutti devono avere un premio”. L’ipotesi è che i fattori comuni tra le terapie — in primo luogo l’alleanza terapeutica e le aspettative del paziente — possano essere più determinanti dei fattori tecnici specifici di ciascun approccio.

Leichsenring e colleghi sottolineano che la pluralità degli approcci rappresenta il futuro della psicoterapia, non una debolezza del campo. I diversi orientamenti offrono contributi complementari, focalizzandosi rispettivamente sulle relazioni interpersonali, sugli affetti, sulle cognizioni, sulle prospettive sistemiche, sui processi esperienziali o sui meccanismi inconsci.

Riferimenti bibliografici

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