Le fantasie di stupro: cosa dice davvero la scienza


DISCLAIMER — Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente divulgativo e scientifico. Non costituiscono consulenza clinica, forense o legale. I riferimenti al caso mediatico citato in apertura sono utilizzati come spunto per una riflessione scientifica, non come valutazione delle persone coinvolte.

Fantasie di stupro: cosa dice davvero la scienza

Un caso mediatico, una domanda scientifica

Il 14 maggio 2026, durante una puntata di Porta a Porta dedicata al caso Garlasco, la giornalista e autrice televisiva Concita Borrelli ha pronunciato una frase che ha scatenato immediate polemiche:

“Se entriamo nella sfera sessuale di ognuno di noi, dico una cosa terribile e forte, c’è lo stupro. C’è che qualcuno ti prende o tu prendi qualcuno nella testa, nei sogni e nell’immaginazione. Ce l’abbiamo tutti.”

La reazione è stata immediata e trasversale: indignazione sui social, presa di distanza della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, annuncio di scuse da parte della stessa Borrelli e del conduttore Bruno Vespa. La redazione del programma si è dichiarata “rammaricata per quanto accaduto”, precisando che le dichiarazioni avevano avuto “carattere paradossale”.

Al di là della comunicazione televisiva — che in quel contesto è apparsa effettivamente infelice e fuori luogo — la domanda scientifica che quelle parole hanno involontariamente sollevato merita una risposta seria. Le fantasie sessuali che coinvolgono la coercizione sono davvero così comuni? Cosa ci dice la ricerca? E soprattutto: cosa significano, e cosa non significano?

Cosa dice la letteratura scientifica

La risposta breve è questa: Borrelli aveva torto nella forma, ma aveva intercettato qualcosa di reale nella sostanza — con la fondamentale precisazione che né lei né i suoi critici hanno fornito il contesto necessario per capirlo.

La ricerca in sessuologia e psichiatria forense documenta da decenni la presenza di fantasie sessuali coercitive in una quota significativa della popolazione. Secondo le revisioni sistematiche più autorevoli,[1,2] tra il 31% e il 62% delle donne riferisce di aver avuto almeno una fantasia in cui viene forzata a un rapporto sessuale contro la propria volontà, e per il 9-17% queste rappresentano una fantasia frequente o preferita. Il dato è consolidato, replicato in campioni diversi, e non è controverso nella comunità scientifica.

Quello che è invece profondamente sbagliato — e qui sta il punto cruciale che il dibattito pubblico ha completamente mancato — è l’interpretazione di questo dato.

Fantasia non è desiderio. Fantasia non è realtà.

Questo è il cuore della questione, e la distinzione che nessuno in televisione ha saputo fare.

Uno studio fondamentale di Bivona e Critelli[2] ha analizzato la natura di queste fantasie lungo un continuum erotico-avversivo: il 45% è completamente erotico, il 46% presenta elementi sia erotici che avversivi, e solo il 9% è completamente avversivo. La grande maggioranza delle persone che riferisce fantasie di questo tipo le vive come qualcosa di eccitante — non come qualcosa di desiderabile nella realtà, e ancor meno come qualcosa di traumatico.

Le principali teorie esplicative convergono su un dato controintuitivo per chi non conosce la letteratura: le donne con fantasie di coercizione tendono ad avere maggiore autostima, più elevata apertura alla sessualità e più ricca vita fantasmatica in generale.[3,4] Non si tratta, insomma, di un segnale di patologia o di fragilità psicologica. L’ipotesi che queste fantasie servano a evitare il senso di colpa per il desiderio sessuale — quella che forse suona più intuitiva — non ha trovato alcuna conferma empirica.[3]

Una ricerca più recente aggiunge una prospettiva interessante: per alcune donne, le fantasie con componente avversiva sembrano funzionare come una sorta di “prova mentale” — un’elaborazione immaginativa di scenari potenzialmente minacciosi. La paura dello stupro è positivamente associata alla componente avversiva di queste fantasie, e una storia di aggressione sessuale amplifica questa associazione, mediata dalla paura.[5] In questo senso, la fantasia non è desiderio: è elaborazione.

Le implicazioni forensi: cosa non si deve fare con questi dati

Questo paragrafo è scritto in modo particolare per chi si occupa — o si troverà ad occuparsi — di perizie in casi di violenza sessuale.

L’American Academy of Psychiatry and the Law (AAPL) ha elaborato linee guida precise sulla valutazione forense in ambito sessuale.[7,8] Un principio fondamentale che emerge dalla letteratura è questo: la presenza di fantasie di stupro in una donna che denuncia una violenza sessuale non deve essere utilizzata in alcun modo per mettere in discussione la credibilità della vittima.

Non è un’opinione clinica: è una conclusione che discende direttamente dai dati. Fantasia e realtà operano su piani psicologici del tutto distinti. Una donna che ha fantasie erotiche che coinvolgono la coercizione non desidera essere violentata più di quanto un uomo che fantastica di volare desideri buttarsi da un palazzo.

Esistono peraltro profili psicologici che meritano attenzione clinica: un’analisi su 1.414 adulti ha identificato un cluster denominato Submission-linked Shame, caratterizzato da fantasie di sottomissione associate a elevata vergogna ed erotofobia, più frequente nelle donne con storia di aggressione sessuale in età adulta. Questo profilo è associato a maggiore distress psicologico e richiede un approccio clinico attento al trauma.[6] Ma si tratta di un sottogruppo specifico, non della norma.

Le linee guida forensi precisano inoltre che le fantasie di sottomissione nelle donne, in assenza di distress clinicamente significativo o di danno a terzi, non soddisfano i criteri per un disturbo parafilico secondo il DSM-5. Valutarle come tali sarebbe un errore metodologico grave.[7]

Cosa manca nel dibattito pubblico

Il caso Borrelli ha mostrato, una volta di più, quanto sia difficile per il dibattito pubblico gestire la complessità della sessualità umana senza cadere in semplificazioni opposte: da un lato la tendenza a normalizzare in modo ingenuo ciò che la scienza descrive con precisione e sfumature; dall’altro la tendenza opposta a reagire con indignazione ogni volta che emergono dati che disturbano le narrative prevalenti.

La scienza non dice che “lo stupro è normale”. Dice che le fantasie sessuali sono una parte della vita psichica umana, che spesso non hanno un rapporto diretto con desideri o comportamenti reali, e che la loro presenza — anche quando riguardano scenari coercitivi — è compatibile con una psicologia sana, una vita sessuale soddisfacente e, soprattutto, con un pieno e inequivocabile rifiuto della violenza nella realtà.

Questa distinzione non è un cavillo. È la differenza tra capire gli esseri umani e giudicarli.

DISCLAIMER — Questo articolo ha scopo esclusivamente scientifico e divulgativo. Non costituisce diagnosi, indicazione clinica o valutazione forense. I dati citati provengono da letteratura peer-reviewed e sono presentati nel rispetto del loro contesto metodologico. Per approfondimenti clinici o forensi, fare riferimento a un professionista specializzato.

Bibliografia

1. Critelli JW, Bivona JM. Women’s Erotic Rape Fantasies: An Evaluation of Theory and Research. Journal of Sex Research. 2008;45(1):57-70. doi:10.1080/00224490701808191.

2. Bivona J, Critelli J. The Nature of Women’s Rape Fantasies: An Analysis of Prevalence, Frequency, and Contents. Journal of Sex Research. 2009;46(1):33-45. doi:10.1080/00224490802624406.

3. Bivona JM, Critelli JW, Clark MJ. Women’s Rape Fantasies: An Empirical Evaluation of the Major Explanations. Archives of Sexual Behavior. 2012;41(5):1107-19. doi:10.1007/s10508-012-9934-6.

4. Strassberg DS, Lockerd LK. Force in Women’s Sexual Fantasies. Archives of Sexual Behavior. 1998;27(4):403-14. doi:10.1023/a:1018740210472.

5. Roberto DP, Morris M, McDonald MM. A Threat Management Approach to Explaining Women’s Aversive Rape Fantasies. Archives of Sexual Behavior. 2026. doi:10.1007/s10508-025-03344-7.

6. Canivet C, Lafortune D, Bolduc R, Guyon R, Godbout N. Sexual Fantasies, Sexual Trauma and the Weight of Shame: A Latent Profile Analysis. Journal of Sex Research. 2026;63(3):431-442. doi:10.1080/00224499.2025.2543480.

7. Glancy GD, Ash P, Bath EP, et al. AAPL Practice Guideline for the Forensic Assessment. The Journal of the American Academy of Psychiatry and the Law. 2015;43(2 Suppl):S3-53.

8. AAPL Practice Guideline for Forensic Psychiatric Evaluation of Defendants Raising the Insanity Defense. The Journal of the American Academy of Psychiatry and the Law. 2014;42(4 Suppl):S3-S76.

9. Bondü R, Birke JB. Aggression-Related Sexual Fantasies: Prevalence Rates, Sex Differences, and Links With Personality, Attitudes, and Behavior. The Journal of Sexual Medicine. 2021;18(8):1383-1397. doi:10.1016/j.jsxm.2021.06.006.

10. Brown A, Barker ED, Rahman Q. Psychological and Developmental Correlates of Paraphilic and Normophilic Sexual Interests. Sexual Abuse. 2023;35(4):428-464. doi:10.1177/10790632221120013.

11. Maniglio R. The Role of Childhood Trauma, Psychological Problems, and Coping in the Development of Deviant Sexual Fantasies in Sexual Offenders. Clinical Psychology Review. 2011;31(5):748-56. doi:10.1016/j.cpr.2011.03.003.

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