SCEGLIERE LO PSICOTERAPEUTA TRA QUELLI DI UNA PIATTAFORMA ONLINE?


Le piattaforme per psicologi: quando il marketing prevale sulla competenza
Dopo aver analizzato le psicoterapie low cost e le terapie improvvisate, approfondiamo un altro aspetto della commercializzazione della salute mentale: le grandi piattaforme digitali che promettono di trovare il terapeuta giusto. 

 

Il problema principale: paghi e appari
Il meccanismo è semplice: i professionisti pagano per essere negli elenchi e pagano di più per apparire in cima. Chi investe somme maggiori ottiene il badge “consigliato” e la massima visibilità. Non è la competenza a determinare la posizione, ma la capacità di spesa. Un neolaureato con budget pubblicitario può facilmente eclissare un professionista esperto che sceglie di non investire in marketing digitale. Il risultato? Chi cerca aiuto potrebbe essere indirizzato verso chi eccelle nel marketing piuttosto che nella terapia.


Il conflitto di interessi delle piattaforme
Queste piattaforme vendono ai terapeuti la promessa di “maggiore visibilità”, ma il loro guadagno dipende dall’avere il maggior numero possibile di professionisti paganti. Più terapeuti si iscrivono, meno visibilità ha ciascuno di loro.
È come vendere a cento persone l’esclusiva su un prodotto che per definizione non può essere esclusivo. I terapeuti si trovano in una spirale: per mantenere la stessa posizione devono aumentare continuamente gli investimenti. 

 

Le recensioni: il falso passaparola digitale
Le piattaforme presentano le recensioni come il nuovo “passaparola” che avrebbe sostituito le raccomandazioni tradizionali. In realtà, questi sistemi sarebbero facilmente manipolabili: basterebbero numeri di telefono virtuali, amici compiacenti o servizi specializzati per creare recensioni false.
Un professionista senza scrupoli potrebbe costruirsi facilmente un profilo stellare, mentre un terapeuta competente ma meno avvezzo al digitale rischierebbe di essere penalizzato.
Il vero passaparola – quello tra conoscenti che hanno davvero beneficiato di una terapia, e soprattutto le raccomandazioni di medici e altri terapeuti – rimane l’unico criterio davvero affidabile. Un medico che indirizza verso un collega fonda il giudizio su anni di collaborazione e risultati reali, non su recensioni online.

Gli aspetti deontologici
Questi modelli potrebbero entrare in conflitto con i codici deontologici degli psicologi e con le normative sulla pubblicità sanitaria. Le professioni sanitarie non dovrebbero essere soggette esclusivamente a logiche commerciali, e la pubblicità ingannevole potrebbe violare principi fondamentali della professione.

I costi nascosti
Dalle testimonianze raccolte emergerebbero investimenti tra i 200 e i 500 euro mensili per una visibilità decente – somme che spesso supererebbero i guadagni effettivi dai nuovi pazienti acquisiti. Un circolo vizioso che penalizza soprattutto i professionisti più giovani o quelli che rifiutano di mercificare la professione. 

Come orientarsi nella ricerca di un terapeuta
Cosa evitare:
• Di fidarsi delle posizioni “in evidenza” o dei bollini “raccomandato”
• Di basarsi solo sulle recensioni online
• Di considerare la visibilità come sinonimo di competenza
Cosa fare:
• Verificare titoli e specializzazioni sui siti degli ordini professionali
• Privilegiare le raccomandazioni di medici di fiducia
• Considerare che molti ottimi terapeuti potrebbero non essere presenti su queste piattaforme per scelta etica
• Contattare direttamente studi professionali o consultare servizi pubblici territoriali 

La strada verso un digitale più etico
Non si tratta di rifiutare la tecnologia, ma di ripensare i modelli di business. Servirebbero piattaforme che operino come semplici directory senza gerarchie basate sul pagamento, con criteri di selezione fondati su titoli e competenze reali.
Gli ordini professionali potrebbero sviluppare linee guida più chiare e promuovere alternative più etiche, magari creando directory ufficiali basate su criteri professionali piuttosto che commerciali.

La salute mentale meriterebbe strumenti che valorizzino la competenza autentica, non la capacità di investire in pubblicità online.

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