C’È UNA RELAZIONE TRA LA DIETA E IL DISTURBO DA ATTACCHI DI PANICO?


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DISCLAIMER
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere puramente divulgativo e scientifico-informativo. Esse non costituiscono in alcun caso un’indicazione, un consiglio, una diagnosi o una prescrizione medica. Per qualsiasi valutazione relativa alla propria salute, alla propria dieta o alla gestione di disturbi psichiatrici, è necessario rivolgersi al proprio medico curante o a uno specialista qualificato.

Esiste una relazione tra il disturbo da attacchi di panico e la dieta, sebbene la direzione causale non sia ancora completamente chiarita. Le evidenze disponibili indicano che le persone affette da disturbo di panico tendono ad avere una qualità dietetica complessivamente inferiore, e che alcuni fattori alimentari possono influenzare la frequenza e l’intensità degli episodi. Il punto è che tale qualità dietetica inferiore potrebbe essere sia una concausa sia – al contrario – un effetto dell’assetto psicologico del soggetto con Sindrome di Panico.
Qualità della dieta e disturbo di panico
Uno studio di coorte svizzero ha dimostrato che il disturbo di panico è specificamente associato a una qualità dietetica inferiore. I partecipanti con disturbo di panico attuale presentavano punteggi dell’Alternate Healthy Eating Index (AHEI) significativamente più bassi rispetto ai controlli sani. Tale associazione si confermava indipendentemente da altri fattori demografici e di stile di vita.
Più in generale, le persone con disturbi d’ansia e depressivi mostrano una qualità dietetica peggiore, in particolare in presenza di comorbidità: la gravità e la cronicità dei sintomi appaiono correlate a una dieta di qualità inferiore secondo un andamento dose-risposta.
Fattori dietetici che possono influenzare gli attacchi di panico
Alcuni fattori dietetici esogeni sono stati individuati come potenziali scatenanti o amplificatori degli episodi di panico:
• Caffeina: può scatenare episodi di panico in soggetti predisposti
• Alcol: associato a un aumento della frequenza degli attacchi
• Sostanze stimolanti: inclusi alcuni farmaci da banco, cannabis e cocaina
Nota: alcuni fattori precedentemente ritenuti scatenanti — come l’ipoglicemia — non hanno confermato tale ruolo nelle ricerche successive.
Nutrienti e pattern alimentari protettivi
Studi prospettici sui disturbi d’ansia suggeriscono che determinati nutrienti e schemi alimentari possano esercitare un effetto protettivo:
• Elementi associati a minore rischio: verdure, frutta, frutta secca, semi, fibre, calcio, acidi grassi omega-3
• Elementi associati a maggiore rischio: carni processate, sodio elevato, diete pro-infiammatorie
Le diete di qualità superiore — come la dieta mediterranea — risultano inversamente associate ai disturbi d’ansia.
Meccanismi biologici ipotizzati
Tra i meccanismi attraverso cui la dieta potrebbe influenzare i disturbi d’ansia, la ricerca ha esplorato:
• Infiammazione cronica di basso grado
• Stress ossidativo
• Composizione del microbioma intestinale
• Modificazioni epigenetiche
• Neuroplasticità

Implicazioni cliniche
Sebbene la ricerca in questo ambito sia ancora in fase iniziale, i dati disponibili suggeriscono che una valutazione delle abitudini alimentari possa utilmente essere parte della raccolta anamnestica nei pazienti con disturbo di panico. Alcuni autori propongono che il supporto concreto alla qualità dell’alimentazione — eventualmente con il coinvolgimento di dietisti e terapisti occupazionali — possa essere integrato nel piano di trattamento psicoterapeutico.
Rimane tuttavia necessario, prima di poter formulare raccomandazioni evidence-based, disporre di studi di intervento randomizzati e controllati specificamente dedicati al disturbo di panico.
Riferimenti bibliografici
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